Gennaro Gattuso: storia di un allenatore che non allena

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Siamo sicuri che Gattuso sia effettivamente l’uomo giusto per questo Milan? Per me no, ma andiamo in ordine.

Piccola ma doverosa premessa iniziale: chi sta scrivendo questo articolo è un milanista (purtroppo) sfegatato e appassionato. Cercherò di essere quanto più oggettivo e diretto possibile: il Milan, amici e amiche, non ha un allenatore. E’ questa la triste realtà dei fatti, a parer mio ovviamente. Con tutta la stima, riconoscenza e l’affetto che posso volere a Rino (mio corregionale, tra l’altro), non è la persona adatta per riportare il Milan ai fasti di un tempo. Quelli in cui giocava lui per intenderci. Ma come può un tifoso milanista e calabrese come Gattuso giungere a una così drastica decisione? Ve lo spiego subito. 

Il Milan di “Ringhio”, almeno per quanto mi riguarda, dà l’impressione di essere una squadra “buttata in campo” alla meno peggio e nel modo più scontato: il portiere in porta, i difensori in difesa, i centrocampisti in mezzo al campo e gli attaccanti in attacco ovviamente. Strategia che va benissimo in terza\seconda categoria, ma che trova parecchi limiti se giochi in Serie A e hai l’ambizione di tornare “grande”. Non si vede mai uno schema studiato in allenamento, una situazione su palla inattiva, una difesa o un pressing organizzato. Nulla di tutto ciò, solo urla e rincorse contro i guardalinee.

Rino, ahimè, non è stato quasi mai in grado di dare un gioco preciso e ben definito a questa squadra. Onestamente mi sarei anche stufato di vedere questa ossessiva ricerca del possesso palla manovrando dalla difesa, manco avessimo Sergio Ramos o Thiago Silva. Questa squadra insomma non ha né capo né coda. E basta con questa storia del “Eh ma Rino ha dato la grinta che serviva“. Premettendo che personalmente non ho visto neanche quella, non mi sembra l’elemento necessario che possa condurre a vincere nel medio-lungo periodo. Con la grinta non alzi le coppe, magari nel pugilato sì, ma nel calcio serve altro.

Altro difetto di Gattuso è la sua emotività. Mai un sorriso, sempre un’espressione cupa e quasi angosciata. Il suo stato d’animo influenza inevitabilmente la squadra rendendola nervosa, insicura e incapace di reagire. Quasi quasi rimpiango il sorrisetto beffardo di Montella. Ok che ci tieni tanto al Milan Rino, ma così non si va da nessuna parte. Per non parlare degli aspetti “tecnici” che il mestiere dell’allenatore richiede. Rino ha mostrato di non saper leggere le partite sbagliando o addirittura non facendo affatto le sostituzioni giuste (vedi la partita contro la Lazio). Per non parlare della gestione dei singoli calciatori: Calhanoglu continua a essere titolare nonostante sia fuori forma praticamente da sempre. Possibile che non si riesca a trovare un’alternativa valida?

 “Eh ma la rosa del Milan è incompleta“, è l’attenuante che sento con maggiore frequenza. Per smontarla voglio farvi io una domanda: ma la rosa dei rossoneri è veramente così inferiore rispetto a quella dell’Olympiakos tanto da perdere 3-1 venendo clamorosamente eliminata dai gironi di Champ… ehm Europa League? Non prendiamoci in giro. Il roster del Milan è sì incompleto, ma anche mal messo in campo. 

In conclusione, solo perchè a Natale siamo tutti più buoni, una riflessione finale. Il Milan, come già dichiarato dal managment americano, ha l’obiettivo di tornare a competere alla grande sia in Europa sia in Italia. La “neo” dirigenza conferma tale volontà: Maldini, Leonardo e Gazidis sono, infatti, uomini di grandissima intelligenza calcistica e professionalità. Manca, però, l’elemento cardine per provare a risalire la china: un allenatore dal profilo internazionale, che mastica calcio, che sappia allenare e far rendere al meglio i suoi giocatori, uno che dia un sistema di gioco chiaro e organizzato. Un allenatore, insomma, alla Antonio Conte. A proposito dalla regia mi dicono che sia attualmente senza squadra … 

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